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SUI PASSI DI LILLI

“put yourself in someone else’s shoes”

 

Questo Concorso ci chiedeva di riflettere sulle parole pronunciate da Liliana Segre – testimone della Shoah sopravvissuta ad Auschwitz – nel giorno del suo insediamento al Senato della Repubblica come Senatrice a vita. Le abbiamo lette con attenzione, ma non ci sembrava che bastasse semplicemente leggerle: occorreva viverle. “Viverle” ha voluto dire tentare una sorta di esperimento del cuore, quello per cui si ricalibrano le corde dell’ emotività sulla lunghezza d’onda di qualcun altro cercando di sentire il suo stesso sentire. Si tratta di mettersi dalla parte dell’altro, ma senza perdere se stessi; anzi, riconoscendo nell’altro qualcosa di estraneo, di sconosciuto, qualcosa che sfida ogni sicurezza identitaria mantenendola ma facendone sgretolare le presunzioni di solida unicità.

Non sappiamo dire con certezza se l’esperimento sia riuscito; è certo, tuttavia, che questo esercizio ci ha davvero cambiati. Innanzi tutto scardinando la taratura con cui eravamo soliti misurare ciò che è umano, perché abbiamo scoperto livelli inusitati di dolore, come di violenza; il dolore delle vittime, la violenza dei carnefici. Un dolore e una violenza che restano tragicamente unici e incomparabili nel dramma vissuto da Liliana Segre e da quelli “che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono cenere nel vento”. Un dolore e una violenza che, tuttavia, seppur seguendo dinamiche differenti, ha attraversato la nostra Storia e che abbiamo cercato di trarre dall’oblio attraverso le storie dei bambini che quel dolore hanno provato sulla propria pelle e quella violenza l’hanno subita. Così, ognuno di noi “ha calzato le scarpe” dell’altro che ha evocato, o riscoprendone la storia vera o costruendola come verosimile sulla base delle fonti storiche a disposizione.

Ne è nato questo strano album, che, nelle pagine di sinistra si occupa di ripercorrere TRACCE E TRACCIATI, vale a dire di documentare La Storia e di strutturare Il contesto (vero o verosimile) entro cui collocare la vicenda del bambino o della bambina; mentre nelle pagine di destra dà loro la parola, attraverso una sorta di lettere che tracciano ORME sul terreno, imprimono segni di parole viventi che ci restituiscono una storia di vita spezzata, una testimonianza d’umanità. Alla voce dei bambini abbiamo voluto accompagnare quella di Liliana Segre, riproducendo a pie’ di pagina le parti del suo discorso di insediamento.

Non abbiamo inteso seguire un preciso ordine cronologico, proprio perché i piccoli protagonisti del nostro viaggio della memoria non appartengono più a un tempo o a uno spazio precisi, ma all’eterno coro muto dei perseguitati e degli oppressi, che è ovunque intorno a noi, se solo ci assumiamo la responsabilità di contrastare quell’indifferenza che in ogni tempo ci preclude l’opportunità di essere degni di appartenere al nostro genere.

Per rimarcare la particolarità dell’album, abbiamo, poi, deciso di realizzarlo completamente nella struttura, partendo dai materiali grezzi – legno, gesso, smalti, creta, fil di ferro, chiodi, cardini, resine – e dando vita a una sorta di COPERTINA BASSORILIEVO che evoca la tragedia di “Lilli” – come ci siamo presi la libertà di chiamarla noi – e di tutti i bambini rinchiusi nei Lager nazisti: un paio di scarpette, logore e sdrucite come le tante esposte nell’area museale di Auschwitz, rimarca con la tonalità del rosso acceso il dramma del sangue versato e delle vite perdute, che si sovrappone nel suo pathos tragico ai grigi morbidi ed evanescenti oppure aspri e marcati dello sfondo, in uno spazio chiuso definito dalla doppia stella di David in filo spinato.

Gli alunni della IV C Scientifico del Liceo Statale “E. Fermi” di Cecina

 

VIDEO DELLE FASI DI PREPARAZIONE DELL’ALBUM:

https://www.facebook.com/lorenzo.benucci.18/videos/531928713935869/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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